Luca Manuele Conti I
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Sono Luca Manuele Conti, mi verrebbe da
scrivere un nome, un programma. Faccio, anzi sono un comunicatore
d impresa, lo sono ormai irrimediabilmente da quasi ventanni
e ci sono poche cose sicure nella mia vita, ma è sicuro
quello che sono e che cerco di fare con costanza.
Ho cominciato ad essere con i definitivi stampa realizzati con
le manine sante, sono capace di realizzare un definitivo di
un marchio, con tempera e tiralinee, ma non crediate che venga
dal secolo scorso, anche se in realtà sono nato nel 900,
come penso la grande maggioranza di voi altri.
Ho, come scriveva un mio ex amico quarantun anni, al momento
in cui scrivo, conosco e lavoro nella rete dal novantaquattro,
ho realizzato per mia fortuna molte cose, negate alla mia generazione
di grafici.
Non sono rimasto chiuso dentro unagenzia, ho avuto tanti
clienti diversi, ho sbagliato in prima persona, ho fatto i libri
Millelire che mi hanno fatto anche vincere un compasso doro,
ho fatto fotografie, composto testi, realizzato siti web, progettato
strategie di marketing, programmi e comunicazione, ho lavorato
per tutti e con tutti, dai grandi ai piccoli, ho progettato
il marchio del mio gommista e del grande costruttore, della
linea aerea e della pompa di benzina sotto casa.
La progettazione non è snob.
Ho fatto tutto quello che sono capace di fare e mi sono reso
capace di fare quello di cui non ero capace. Non sono mai stato
quello che non sono, non ho mai fatto finta di essere laureato,
intelligente, bello, fico, ho promesso e mantenuto.

Ho avuto bravi Maestri, che hanno lasciato un solco profondo
nella mia passione, alcuni non erano comunicatori ma avrebbero
potuto insegnare ai migliori.
Non decido mai come è una persona guardando, i vestiti
o la macchina o il telefonino, sono un pubblicitario, conosco
la comunicazione, non sono affascinato dai fari, mi piacciono
le persone.
Sono nato nel 63 in pieno bum demografico, delle scuole
con i doppi turni, del primo uomo sulla luna, è anche
il periodo nel quale è nata la comunicazione in Italia,
periodo di grandi promesse di grandi personaggi, anche di quelli
che poi per anni hanno tentato di venderci la pasta a farfallina
nascosta nella tasca della giacca di Papà, che poi diventa
grande si compra il trullo e ci mette la pasta, così
che poi si trova una villa con piscina che vale due miliardi,
la condona, ci nasconde il modellino della 500 e procrea come
un coniglio impazzito e la fa finita solo quando uno dei suoi
figli la ritrova e poi muore, contento di aver mangiato tanta
pasta e quando lo seppelliscono indovinate cosa gli trovano
in tasca?
Ma la farfallina, ovviamente, che si è trasformata in
vermicelli.

Alcuni creativi, è un mio parere, dovrebbero piantarla,
lerba, invece di bruciarla.
Tornando seri, la comunicazione è uno strumento, con
il quale un tizio che vende pasta, racconta ad un mercato, quanto
è buona la sua pasta e spinge chi mangia la pasta a provare
la sua pasta invece delle altre paste, che poi diventa la pasta
che si compra tutti i giorni, perché è buona,
non perché ci ricorda quando eravamo poveri, ora che
siamo ricchi e abbiamo ritrovato la 500.
La comunicazione non ci rende migliori, sia che noi siamo il
cliente, sia che noi siamo il consumatore, la pubblicità
ci racconta come siamo.
Il target, la maledizione del creativo, esiste, guarda e considera,
pesa, conta e riguarda, magari in maniera passiva, spetta a
lui lultima decisione, è spinto da necessità
ataviche.
conti@xyzadv.it

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