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Tito Pioli
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Ma sei dark?
Gli si slacciavano continuamente le stringhe delle scarpe ad ogni colonna. Ogni giorno Tazio doveva consegnare la posta lungo via Zamboni, suonare, imbucare, parlare con portinai di gol irregolari e di abolire la minimum tax, incontrare notai che non salutavano. Ogni incontro con un conoscente erano almeno venti gocce di sudore, due incontri erano quaranta gocce, perchè Tazio era timido soprattutto con le donne. Tazio ascoltava in cuffia « Stasera mi butto » e ballava da solo. Quella mattina era pi ù assonnato del solito. Era proprio davanti a Palazzo Forte e sul muro c'era scritto « i fasci al muro » , vide una schiena di donna ed uno zaino con scritto « Federica » . Federica aveva un completo nero, le unghie dipinte di nero, i lunghi capelli neri e lisci come i fasci al muro, le gote rosse, le mani che non finivano pi ù , con il vento i suoi occhi piangevano. Le gocce di sudore erano almeno centoventi, come tre donne in una, lei teneva nelle mani il « Viaggio » di Celine, gli cadde e lui lo raccolse, lei lo accarezzò, e gli sorrise. Tazio fissava quelle mani lunghe come quelle della Callas e non seppe che dire una cosa assurda: « Ma sei dark? » , lei sorrise e basta, quasi rise, prese il fazzoletto e asciugò il sudore di Tazio. Tazio da quel giorno era pi ù lento a svegliarsi, sbagliava numeri civici, mangiava la pizza sempre da solo, della « rosea » leggeva solo i titoli. Tazio, Celine lo aveva letto, sí, faceva il postino e aveva letto Celine, lo adorava. Nessuno aveva mai asciugato il sudore a Tazio. Magari Fede avrebbe ballato con Tazio « Stasera mi butto » . Tazio con le donne non si buttava mai. Erano quattro giorni che Tazio non vedeva Federica la dark, lasciò il lavoro e appiccicò un foglio sopra alla colonna davanti all'ingresso di Lettere e scrisse: « Sei arrivata a quando Bardamu fa il viaggio in nave? Il prossimo te lo metto alla colonna nove » . Federica la dark puntualmente rispose con fogli sulla colonna nove. La notte Tazio non dormí che due ore, la mattina accelerò le consegne per andare alla colonna nove, c'era un foglietto rosa appiccicato: « Non ci sono ancora arrivata... non voglio sapere nulla di te, nessuna parola fra noi, parleremo solo dei personaggi letterari che abbiamo conosciuto » e gli parlò di Fantine e di Raskolnikov. Tazio pensò che se era muta poteva anche dirlo. Ma Federica la dark non era muta, parlava solo col cervello. Tazio per quindici giorni percorse quei portici dimenticando la mamma che lavorava nella fabbrica di profumi, il papà autista di taxi che gli parlava della Ferrari, dimenticò La Bruyere, 90 ° minuto e la pizza mangiata da solo. Tazio perse il lavoro perchè cominciò a passare intere giornate a scrivere lettere sotto i portici e chi lo conosceva quasi non lo salutava pi ù . Federica la dark aveva abbandonato Lettere per altre lettere e visto che gli invidiosi rubavano i foglietti, scrisse di notte sui muri e direttamente sulle colonne di Via Zamboni. Parlarono di Federico dell'Educazione Sentimentale e di Oblomov e quei due personggi esistevano davvero in carne ed ossa secondo Federica la dark e Tazio e un giorno si sarebbero fatti vivi ai loro occhi sognatori e alle loro menti troppo spirituali. Al mattino chi si soffermava a leggere si stupiva di come uno potesse scrivere: « Io sicuramente dal dottor Bovary non sarei andata neanche a provarmi la pressione » o « secondo me Javert non deve essere stato antipatico se lo incontravi fuori dal posto di lavoro » . Mai una parola, solo sguardi si scambiavano quei due quando si incontravano, ballavano intorno alle colonne. Si scrissero pure sui tovaglioli e sui conti del ristorante raccolti per strada a Bologna. Tazio non sapeva nulla di quella donna, il nome del suo profumo, il mestiere di suo padre, il colore delle pareti della sua stanza, eppure Tazio amava quella donna perchè in Lei c'erano Gervaise, Fantine, Caterina, Emma e Federica la dark amava lui perchè lui era anche Bouvard, Bardamu, Jean Valjean. Sotto la torre degli Asinelli una notte Tazio vide Federica la dark fumare un Cubano, da una finestra di sentiva « In mia man alfin tu sei » , Tazio andò davanti alle sue labbra sorridendo, lei chinò la testa, Tazio girava intorno alla sua testa e le sue gote rosse, Federica la dark gli asciugò le gocce di sudore. Strusciavano le loro teste uno contro l'altro, si abbracciavano fino a farsi male. Tazio provò a baciarla ma lei lo guardò piangendo, gli diede uno schiaffo e scappò via, dalla foga sembrava per sempre, il suo sigaro Cubano cadde per terra e Tazio lo raccolse e se lo infilò in bocca. Tazio rincorse Federica la dark urlando il suo nome sotto i portici e qualcuno dai balconi urlò « Tacete bastardi! » . Federica era sparita. Tazio correva sotto i portici, urlava, piangeva abbracciando le colonne senza foglietti, aveva abiti consunti, i capelli sporchi, la barba lunga e dal suo cappotto uscivano i pezzi di carta di quell'amore senza parole. Tazio capí che l'amore pi ù duraturo sarebbe stato quello di carta. Il corpo sfiorisce, il cervello può sempre fiorire. Imbianchini un giorno cancellarono dai muri di Bologna le mille parole di amore e letteratura di Federica la dark e Tazio. Ma le scritte tornarono. Imbianchini le cancellarono. Le scritte tornarono. Tito Pioli





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